Niente è paragonabile alla velocità con cui corre la tecnologia. Ieri guardavamo strabiliati un Tom Cruise che con il solo tocco delle dita spostava gli elementi del suo desktop in Minority Report mentre oggi il concetto di “realtà aumentata” è entrato nella nostra quotidianità, tanto che non ci sorprendiamo quasi più nel leggere la notizia pubblicata oggi su Corriere.it.
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Oggi diamo per scontato che in ogni casa o ufficio arrivi l’energia elettrica. Come una forza invisibile, nasce in un luogo remoto e, dopo un lunghissimo viaggio, entra nella lampadina di casa nostra e si trasforma in luce.
Ma immagina per un istante se non esistesse ancora un modo semplice ed efficiente per far viaggiare la corrente a grandi distanze, cosa accadrebbe? Ogni ufficio, casa o fabbrica dovrebbe dotarsi di una propria centrale elettrica. E sarebbe un bel problema doverla comprare o costruire (sopratutto per le piccole fabbriche), avere del personale specializzato che le gestisca ed infine doverne aumentare la capacità quando questa non è più sufficiente. Mica facile, per non parlare dei costi altissimi necessari a renderla affidabile.
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Violet, la società che produce il coniglio Nabaztag, sta fallendo. 2.5 milioni di dollari di vendite nel 2008 non sono sufficienti a continuare l’attività, secondo Rafi Haladjian, fondatore della società.
Il nabaztag è stato uno dei primi esempi di physical computing legati al web2.0 . Il coniglio di plastica muove le orecchie, che si illuminano di vari colori e parla, rispondendo ad impulsi che arrivano dal Web. Ad esempio è possibile collegare il coniglio ad un feed RSS con le previsioni del tempo della nostra città. La mattina il Nabaztag ci accoglierà felice quando si prevede bel tempo.
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