Un’insegna accoglie chi entra in alcuni bar di New York: non è permesso sedersi ai tavoli con il proprio computer, almeno non nelle ore dedicate al pranzo. La rete Wi-Fi continua ad essere gratuita per tutti gli avventori, ma non è più possibile passare diverse ore seduti al tavolo a lavorare.
Con la crisi è finito anche l’amore tra i proprietari dei locali pubblici ed il popolo dei nomadi digitali: chi si siede al tavolino con il proprio laptop non è più il cliente migliore, occupa preziosi posti che potrebbero essere utilizzati da chi consuma velocemente.
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Un computer con la connessione ad Internet al parco. E una bibita. Quanto basta per scrivere questo articolo. Sono sempre più i lavoratori che possono abbandonare la propria postazione fissa e svolgere le loro mansioni da un luogo differente. Bar, centri commerciali, mezzi di trasporto e durante l’estate parchi e piscine diventano uffici improvvisati, dove sconosciuti lavorano fianco a fianco. Si condivide la scrivania con persone che fanno un lavoro completamente diverso, e spesso non si è nemmeno mai incontrata faccia a faccia la persona con cui si lavora sugli stessi progetti.
I nomadi digitali si portano dietro ogni giorno uno zaino piuttosto costoso, alcuni migliaia di euro in dispositivi elettronici, computer portatili di ultima generazione, smartphone che consentono di essere sempre collegati ed un bel po’ di cavi, perchè la durata delle batterie è la bestia nera di chi lavora senza una postazione fissa.
Perchè il datore di lavoro permette, o addirittura incoraggia questo modo di lavorare? Mary Barnes di AOL dice che la felicità e la sensazione di libertà del lavoratore sono un vantaggio anche per l’azienda, che guadagna in determinazione, per preservare queste condizioni altamente soddisfacenti, ed in relazioni ed idee che si sviluppano stando sempre a contatto di gente differente.
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