ott 16, 2009
Newstweet

Breaking News Online (BNO) è la prima agenzia di notizie che viaggia su Twitter e arriva direttamente sul telefonino. Nata grazie all’intuizione del ventenne olandese Michael Van Poppel, BNO ha aperto la strada a una distribuzione dei contenuti giornalistici sempre più integrata con i social network. Il meccanismo è molto semplice: raccogliere le notizie più interessanti da tutto il mondo e distribuirle in tempo reale via Twitter agli utenti, con la possibilità di vederle affiorare sullo schermo dell’Iphone grazie a un’applicazione a pagamento lanciata lo scorso agosto.
Istantaneità, sintesi e distribuzione multipiattaforma, dunque. Ma è davvero tutto qui?
In realtà quello che sembra affermarsi è soprattutto un modello in cui i giornali non sono più solo fornitori di contenuti, né semplici aggregatori di notizie prodotte da terzi, ma veri e propri architetti di user experience. Il trend partecipativo dettato dai social network come Facebook e Twitter si sta rapidamente estendendo anche al mercato delle notizie e sempre più spesso gli strumenti del social web vengono integrati nelle piattaforme di distribuzione dei grandi gruppi editoriali.
L’uso crescente di mobile platform come l’Iphone ha ormai di fatto prodotto un nuovo tipo di pubblico, che si aspetta che le notizie vengano distribuite ovunque, su richiesta e attraverso particolari applicazioni che spesso coinvolgono direttamente l’utente nel racconto dei media. Il New York Times è sicuramente una delle grandi testate che hanno recepito al meglio le potenzialità di questo cambiamento, con una sezione multimedia che fa dell’interazione con l’utente il motore principale nel processo di produzione delle notizie e con l’istituzione nello scorso maggio della figura del social media editor.
Del resto, il caso di BNO sembra proprio confermare che il destino delle news sarà sempre più intrecciato a quello dei social media: a meno di due anni dalla sua nascita ha già più di 1.314.000 followers. Tra le testate giornalistiche, solo CNN e New York Times sanno fare di meglio.
Articolo di Elena Favilli
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