ott 12, 2009
Giuseppe Genna: l’esperienza di Clarence

Giuseppe Genna è un autore conosciuto per la sua produzione letteraria, nella quale ha sperimentato nuove forme di distribuzione in un mercato, quello dell’editoria, che si trova di fronte ad un cambiamento epocale. Il suo interesse per la Rete è stato fortissimo sin dagli esordi della Internet italiana, grazie all’esperienza di Clarence, uno dei più noti portali.
Giuseppe scriverà per mapendo.it: per cominciare ho pensato di chiedere il suo parere sullo stato della Rete in Italia. Prima con l’esplosione dei blog e della capacità di pubblicare, quindi con la diffusione dei social network.
Benvenuto, Giuseppe, sulle pagine di Mapendo.it.
D. Sei stato una delle persone dietro Clarence, forse la più importante esperienza Internet basata sui contenuti nella Internet italiana di alcuni anni fa. Vuoi raccontarci qualcosa, anche per chi non conosce Clarence?
Clarence è stato un Proteo della Rete, almeno fino all’avvento del Web 2.0. Nata come chat e insieme di forum, si è trasformata nel 1996 in portale, per poi diventare una comunità e una piattaforma blog. I fondatori sono Gianluca Neri (attualmente gestore di Macchianera ed organizzatore del BlogFest) e Roberto Grassilli, presuli del settimanale satirico “Cuore”. La satira è stato il perno attorno a cui ha ruotato un intero caleidoscopio di contenuti, dalla controinformazione alla letteratura alla imposizione e poi distruzione del “trash”. Per la geografia del Web 1.0 italiano, Clarence risultava tra i protagonisti, insieme a realtà come repubblica.it o Virgilio. Con lo sgonfiarsi della bolla speculativa che aveva investito la Rete, la nuova proprietà di Clarence ha deciso di dismettere le attività di contenuto, trasformando completamente concept e natura del progetto.
Ciò che posso dire è che si è trattato di un incrocio di menti e scritture che esprimevano una visione molto dinamica di ciò che accadeva nella realtà off line e on line. Alcune iniziative, considerando che si navigava con modem a 56k, sono risultate addirittura profetiche – per esempio l’abnorme area dedicata ai video, una sorta di pre-TouTube che sembrava impensabile ai tempi. In altri àmbiti, come quello editoriale spicciolo, l’impatto è stato abbastanza forte. L’editoria tradizionale, per un certo periodo, ha subìto la dinamicità e la sfrontatezza di questo produttore di contenuti e servizi. Lo stesso dicasi per quanto concerne il marketing. Eventi come l’assedio a bussolotti alla casa del Grande Fratello 1 o lo scatenamento di folle allo Smau (i cosiddetti “Kamiclarenz”) permisero in quegli anni di osservare come dalla Rete un’intera generazione poteva effettivamente incidere su processi comunicativi e sociali. Scrittori autentici sono “nati” su Clarence. La verve polemica e comica era una sorpresa giornaliera, o addirittura oraria, visto che sin dal ’98 si refreshava la homepage circa 8 volte al dì.
D. Con la diffusione del social network come è cambiata la Rete italiana?
Va tenuto conto di una fase intermedia, cioè l’imporsi della blogosfera. E’ un tramite che ha permesso un’alfabetizzazione di massa circa la pubblicazione in Rete e, al tempo stesso, di integrare processi di interazione comunitaria direttamente su siti (intendo lo streaming dei commenti, che replicavano tutti i movimenti tipici dei forum o del network degli alt.). Questo allargamento aveva tutte le caratteristiche della breve durata, anche perché per fare Rete è necessaria una costanza che garantisce o una passione monomaniacale oppure un modello di business – e il blog poteva contare solo sulla prima tipologia di motivazione. Con l’imporsi dei blog e dei fenomeni correlati (per esempio, quello delle “blogstar”) si è assistito a un allargamento in estensione per quanto concerne i contenuti, ma (a parte eccellenze ed eccezioni molto significative) si è prodotto un impoverimento qualitativo dei contenuti stessi. E’ avvenuta una concentrazione dei contenuti (pochi grandi siti che fanno molta audience) e contemporaneamente un’esplosione dei servizi, permessi dal progresso della tecnologia applicativa, che ha puntato tutto sull’interazione comunitaria. Ora, a mio parere, siamo a una fase ulteriore di transizione: poiché il contenuto originale prodotto dagli SN è pochissimo (lo scambio di “note” su FB, a livello di network mondiale, non supera l’1%), dipenderà molto dalla “sete” di contenuto da parte di una vastissima utenza, enormemente più ampia di quella che navigava a inizio di questo decennio. Il contenuto, per me, è tutto: la tecnologia è contenuto, il servizio è contenuto, qualunque apporto mediale è contenuto. E’ l’ideazione e la gestione del contenuto a risultare centrale nei prossimi anni.
La seconda parte dell’intervista a Giuseppe verrà pubblicata nei prossimi giorni.
Articolo di lorenzo viscanti
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