ago 21, 2009
Yahoo, l’amministrazione Obama e i diritti degli utenti Internet

Dopo la rapida conversione dal software open source a Microsoft, con il consiglio dato ai propri utenti di passare da Firefox ad Internet Explorer, Yahoo è di nuovo al centro delle critiche. Un’immagine caricata da uno studente ventenne, che prende in giro una famosa fotografia del presidente Obama, è stata rimossa dagli amministratori di Flickr.
La foto in questione trasforma il Presidente degli Stati Uniti in una caricatura del Joker interpretato da Heath Ledger nel film Il Cavaliere Oscuro. La rimozione dell’immagine è stata attribuita da Flickr al mancato rispetto del copyright sulla foto originale, pubblicata da Time Magazine, e sul personaggio interpretato da Ledger. Secono il Digital Millennium Copyright Act, che aggiorna le regole del copyright al mondo digitale, l’immagine è stata cancellata dai server alla ricezione di una richiesta. Il codice, approvato dall’amministrazione Clinton nel 1998 prevedere regole molto severe per le violazioni del copyright che avvengono su Internet.
Techcrunch e molti altri siti si sono lamentati per l’operato di Yahoo, nel quale vedono un intento politico più che di difesa della proprietà intellettuale. Infatti, secondo i più, l’immagine rientrerebbe in un uso che è consentito del materiale protetto ai fini della parodia. Immagini simili, che ritraggono l’ex Presidente Bush non hanno ricevuto un trattamento simile da parte del team di Yahoo.
Team che si è già reso colpevole di aver cancellato account di utenti critici verso l’operato del Presidente Obama.
Valutazioni politiche a parte, l’azione di Yahoo è sicuramente eccessiva nei confronti di un utente che ha scelto di usare Flickr invece dei servizi concorrenti, pagando per giunta il proprio account. In che maniera può il singolo utente di un servizio Internet difendersi dall’operato di chi gestisce il sito?
Se questi dubbi sono leciti nei confronti di Yahoo e del suo comportamento, cosa può succedere nel caso si ripeta un problema simile con un servizio ancora più diffuso, come Facebook?
Articolo di lorenzo viscanti
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